Quella volta che a rompere due stampanti, ci guadagnai un computer nuovo

… E con un salto così, a caso, torniamo negli anni ’80 quando nel salotto avevo occupato il tavolino con il mio Olivetti Prodest PC-128. Solo che … secondo mio padre a 9 anni ero grande abbastanza per cominciare ad utilizzare il computer anche per “le cose serie”. Poco importava che conoscessi il basic più di qualsiasi adolescente dell’epoca (scoprii in seguito il perché la programmazione perdesse di interesse con il sopraggiungere dell’adolescenza).

In quel particolare caso “Le Cose Serie” dovevano essere utilizzare un programma di WordProcessing così, per il mio nono compleanno ricevetti una stampante Olivetti Prodest DM 90 ed una cartuccia per il WP con il programma Scriptor.  Ma utilizzare SCRIPTOR era troppo banale e decisi di utilizzare per la prima volta la mia stampante con qualcosa di più figo. Stampare il “ritratto” di Michael Platinì con tanto di autografo sottostante (sebbene fossi diventato milanista dalla seconda elementare, abbandonando proprio la Juve). Il disegno era facilmente recuperabile dalla cassetta del gioco di calcio “Numero 10”. Certo, non era previsto che qualcuno caricasse soltanto il file dell’immagine di Platinì, ma come già detto, in informatica ero abbastanza intraprendente per la mia età. Sarebbe bastato il semplice comando “screenprint” per stampare tutto ciò che era presente sullo schermo. Così feci. La stampante, però, neanche ci provò a stampare l’immagine, limitandosi soltanto a far lampeggiare il led di “FAILURE”. Spegnere la stampante con il suo bell’interruttore “On-Off” di una volta,  non serviva a nulla: sempre “FAILURE”. Il mio intuito già mi fece pensare al peggio ma presi il libretto delle istruzioni e quello che lessi non poté che confermare i miei timori: “Se la spia -FAILURE- lampeggia, contattare l’assistenza tecnica”. Avevo scassato la stampante senza aver neanche stampato un carattere. Ero certo che ce le avrei prese, così, con molto timore comunicai a mio padre che la stampante non sembrava funzionare e che io avevo soltanto provato a stampare un disegno, non specificando QUALE disegno. Chissà perché pensavo che il mio tentativo quasi “artigianale”, poco ortodosso di stampare qualcosa avesse schiantato la stampante. Oddio, probabilmente è stato davvero così, ma è inconcepibile che un apparecchio possa bloccarsi semplicemente tentando di stampare una videata che occupava più memoria di quanta ne potesse gestire la stampante. Insomma, dopo innumerevoli tentativi di sbloccare la stampante, (tentativi che io sapevo completamente inutili), mio padre si decise a riportare in negozio la stampante. Qualche giorno dopo anche il rivenditore (nonché tecnico) si arrese e spedì la DM-90 in qualche centro di assistenza, presumo a Milano.  Qualche tempo dopo la stampante tornò a casa e mio padre mi chiese di stampare qualcosa. Volli riprovare a stampare Michael Platinì, proprio perché mi sembrava inconcepibile che una stampante non facesse quello per cui era stata progettata: stampare. Questa volta, mentre svolgevo la procedura era presente anche mio padre, così spiegai sommariamente quello che stavo facendo, ossia caricare l’immagine dalla cassetta e poi stamparla con il comando “screenprint”. Anche questa volta la stampante neanche accennò una mossa limitandosi a presentare quel “FAILURE” ad intermittenza. Ebbi un tuffo al cuore e accampai una scusa piuttosto sciocca per lasciare la stanza, qualcosa che aveva a che fare con il “controllare se la lavatrice fosse in funzione”. Ricordo che mio padre mi chiese di tornare li, perché “la stampante non si muove e c’è una luce che lampeggia”. Così scoppiai in lacrime e confessai la mia doppia colpa sicuro che questa volta mi sarei beccato sganassoni e cazziata. Meravigliato, (ma ripensandoci con mente adulta, neanche troppo), mio padre si incazzò si, ma non con me. Si incazzò con la stampante, con la Olivetti e con chi glie l’aveva venduta. Anzi, mi sgridò benevolo, per non aver detto come effettivamente la stampante si fosse rotta la prima volta. Insomma, la terza volta mi arrivò in casa una stampante sempre Olivetti, sempre ad aghi ma più avanzata. Così tanto avanzata che fu il caso, secondo il rivenditore locale (paraculo), di cambiare il computer e passare ad uno più “professionale”. Fu così che mi ritrovai in casa (ed in camera mia per la prima volta) il mio computer. Il mio primo computer con sistema operativo MS-DOS con il suo “bel” monitor a colori. Un (Indovinate?) Olivetti (Indovinate come?) Prodest PC1.

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