Quando Internet andava a 56K (Parte I)

Ma certo, naturalmente Internet è andato anche più lento dei 56K … “nominali” … con i quali ho cominciato io. Il concetto però rimane quello, sia che si parli dei primi modem analogici a 14.4, sia degli ultimi a 56K. A quei tempi, internet era davvero internet, quando secondo era sfruttato al massimo da noi utenti casalinghi. “Speso” sarebbe forse una parola migliore, dato che per un servizio di gran lunga peggiore di quello attuale, si spendevano cifre di gran lunga superiori, e il navigare era davvero scomodo e precario.

Oltre ad un canone di abbonamento mensile/annuale, la connessione ad internet costava quanto una telefonata urbana, e qui sento che partirà la prima digressione, uff.

Ai tempi del “quando ero giovane io”, avevo sottoscritto un’abbonamento annuale in LIRE con TIN (Telecom Italia Net) che sarebbe poi diventata VIRGILIO, che sarebbe diventata ALICE, che sarebbe poi diventata l’attuale TIM. Se così non è di preciso, o se manca qualche passaggio, poco importa a questa corte. Dicevo che all’epoca i servizi internet “gratuiti” (eccetto per la telefonata) erano inesistenti o rari ed ancor più inaffidabili di quelli a pagamento. Così sottoscrissi un abbonamento a TIN.IT e con esso ebbi il mio primissimo indirizzo di posta elettronica @tin.it. Poi, la vera nota dolente (perché te la trovavi ogni due mesi in bolletta) erano le spese telefoniche. Come già detto e come già sapete, per accedere ad Internet bisognava utilizzare la normale linea telefonica. Era necessario un doppio click sull’icona di connessione e poi c’era da aspettare anche mezzo minuto perché il computer fosse pronto a navigare. Una telefonata per entrare in Internet era identica alla telefonata da fare ai parenti per gli auguri di Natale. Più si chiamava lontano, più la chiamata costava. I numeri da chiamare erano detti POP, ossia Point Of Presence, e se eri particolarmente sfortunato eri costretto alla temibile interurbana! Dalle mie parti il più vicino POP era a Pescara.

Con mio sommo piacere, stando alle informazioni del mio (di allora) elenco telefonico, scoprii che “La rete urbana di Pescara” comprendeva le reti di Pescara, ovviamente, e di Ortona ossia della mia cittadina. Telefonare a Pescara, distante 30Km equivaleva quindi a telefonare al mio dirimpettaio. Fatti due calcoli, insomma avrei speso circa MILLE LIRE per ogni ora di collegamento. A questo calcolo però, non avevo compreso le tante, troppe disconnessioni della linea. All’epoca era facile intuire quando quel fatidico click di disconnessione stava per arrivare. Di solito era quando l’icona di collegamento in basso a destra, vicino all’orologio smetteva di illuminare il monitor relativo alla ricezione dei dati.

Modem PCI InternoLa connessione ad Internet era effettuata da un MODEM ossia un apparecchio in grado di trasformare impulsi digitali in impulsi analogici e viceversa, un po’ come un router, con la differenza che il MODEM non creava alcuna rete e non aveva firewall, lasciando quest’ultima incombenza al computer stesso. Inoltre il MODEM a 56K non era sempre collegato ad internet. Adesso siamo abituati ad accendere il computer e sfruttare direttamente l’internet, ma “ai miei tempi” bisognava chiedere al computer (che poi avrebbe chiesto al MODEM) di accedere al WorldWide Web. Non che fosse complicatissimo preparare tutto. Dopo una breve (e di solito guidata da un programma di installazione) configurazione, bastava un doppio click sull’icona di connessione (o sulla sua “scorciatoia” sul desktop) per fare in modo che partisse la telefonata al POP. Il modem poteva essere interno o esterno. Io ne ho posseduti solo di interni, ossia .. espansioni montate sulla PCI della scheda madre, che all’epoca non avevano modem integrati. Su questo non posso esserne sicuro, ma credo che l’unico vantaggio di possedere un modem esterno fosse quello di potergli “staccare la spina” nel caso si fosse impallato. Con un modem interno, invece, bisognava resettare il sistema operativo. Beh certo, c’era anche il vantaggio di non doverselo installare (o farselo installare), anche se non era complicatissimo togliere quattro viti ed incastrare una scheda.  Una volta cliccato su “connetti”, si poteva udire il famigerato suono di connessione che poi per fortuna veniva zittito durante la connessione vera e propria. Si cominciava con un click-click molto simile a quelle penne a scatto quando si preme con il pollice per far uscire la punta. Dopo un paio di “Tu-Tu” tali e quali a quelli di oggi quando alziamo la cornetta del telefono, partivano i toni del numero di telefono in composizione. Subito dopo, la magia. Il modem cominciava il suo dialogo con una serie di fischi e fruscii caratteristici ed oserei dire anche iconici. Se siete della generazione ADSL o se volete fare un tuffo nei bei tempi, qui sotto potete riascoltare quei 30 e passa secondi di rumori e strepiti che vi separavano da quella figata che era internet.

 

Ma cosa accadeva a grandi linee dopo che si era cliccato su connetti?La prima cosa, naturalmente, era che partiva una telefonata alla quale rispondeva “un altro modem”. Prima di vedere cosa c’era all’altro capo del telefono, sveliamo i misteri di quei fruscii che si ascoltavano prima dell’effettiva connessione.

 

All’inizio, il modem “alza la cornetta” del telefono e compone il numero del POP (Point Of Presence). In questo caso, e sono sicuro che la maggior parte delle volte era così, la composizione avveniva per mezzo di TONI e non di IMPULSI.

 

In questa fase i Modem si “accordano” sulla velocità di trasmissione dei dati. Non era detto che entrambi i modem potessero lavorare alla stessa velocità ed è qui che si scambiano reciproche informazioni per impostare la massima velocità di scambio dati supportata.

 

Ora che i Modem si sono accordati sulla velocità da utilizzare, si scambiano informazioni su altri tipi di impostazioni da utilizzare, roba tecnica: databit, parità. stop-bit

 

I modem testano la velocità di collegamento e attivano la modalità DUPLEX:  ossia di trasmissione contemporanea di segnali nei due sensi

 

I Modem sono d’accordo con tutto. Tutte le impostazioni sono andate a buon fine e la connessione è stata accettata

 

Quest’ultima fase viene detta: THROUGHPUT. Il termine indica la banda effettiva misurata in un certo periodo, tenuto conto del flusso dei dati e del percorso di instradamento. Una sorta di controllo finale sulle effettive prestazioni del collegamento. Dopo il throughput il modem azzera il volume e parte il vero e proprio collegamento internet. In realtà, il modem continua a fischiare e a stridere, ma  questo punto non è importante che l’orecchio senta. A quanto pare, invece, i segnali di collegamento vengono riprodotti in quanto in questa fase potrebbero esserci dei problemi sulla linea (non pronta? POP Occupato?) ed è più semplice capire che in un certo senso qualcosa stia effettivamente accadendo dopo il nostro doppio click sull’icona di connessione.

Il numero del “POP” era (e lo è tutt’ora) come è naturale una linea telefonica speciale capace di gestire più chiamate in entrata. A capo di un unico numero, erano disponibili un tot di “prese telefoniche” alle quali erano collegati un altrettanti modem, pronti a rispondere alla nostra chiamata. Se in quel momento tutti i modem erano occupati, allora la linea sarebbe risultata occupata, altrimenti la telefonata veniva instradata verso uno dei modem liberi. A gestire tutti i modem ci pensava un ROUTER (connesso direttamente ad internet), che proprio come quello che abbiamo oggi in casa ed in ufficio, aveva il compito di “spartire la banda” con tutti i modem collegati ad esso. Si capisce quindi, che durante quei trenta secondi di rumore, non eravamo collegati ad internet, ma soltanto ad un semplicissimo modem. Quello in foto è un Router CISCO 2511 che negli anni ’90 aveva il compito di ripartire internet tra svariati modem collegati ad esso.

 

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