Captain Blood: (Le tette non sono per tutti)

Un Clone “Duplicate” nell’ibernatore, pronto per essere smaterializzato

Captain Blood fu uno di quei giochi che ebbi originale. Credo fosse distribuito dalla CTO, in quelle confezioni GIALLE economiche, dedicate al mondo “Olivetti Prodest”.  La cosa affascinante del gioco è la possibilità di interagire con degli ALIENI che hanno tutti differenti forma e personalità. Peccato che all’epoca non badai neanche al manuale e quindi giravo un po’ “alla cazzo” nell’universo, seguendo si, le indicazioni dei vari personaggi, ma senza capire il motivo e soprattutto il FINE di tanto girovagare.

Il Tromp. Uno degli alieni più stupidi della galassia.

Alla fine della fiera, anche CAPTAIN BLOOD sviluppato per diverse piattaforme dalla francese ERE INFORMATIQUE risulta essere un’avventura grafica, anche se molto differente dalle classiche “punta e clicca” ed io non ho mai avuto troppa fortuna con le avventure grafiche. Spesso le azioni da svolgere per andare avanti sono quasi casuali o al limite dell’impossibile per quanto riguarda la (mia scarsissima capacità) logica e in un certo senso, anche questo Captain Blood mi pone di fronte ai miei limiti. Naturalmente l’ho appena finito seguendo un “walk-through” e nonostante questo, finire il gioco ha richiesto tempo e frustrazione. Sembrava quasi avessi saltato qualche passaggio.  Ma partiamo con ordine:

LO SCOPO DEL GIOCO

Trauma cerca bel maschione

In “Captain Blood” si vestono i panni di un programmatore di Videogames, che, stanco dei soliti giochi spara-tutto per evitare invasioni aliene, ha l’idea di un videogame dove poter girovagare in una galassia interagendo con diverse razze aliene. Una volta completata la programmazione, al momento del “RUN”, lo schermo del computer comincia a pulsare di una ipnotica luce blu e …. il programmatore viene assorbito dal suo stesso videogame. Solo che durante “l’ultimo salto nell’iperspazio” qualcosa è andato storto e sono stati creati cinque cloni di noi stessi, che assorbono la nostra energia vitale. Lo scopo del gioco è dunque quello di rintracciare i cinque cloni e di eliminarli (riassorbirli) prima che il nostro corpo degeneri e venga lentamente rimpiazzato da parti elettroniche. Per andare avanti ed ottenere informazioni (le coordinate dei pianeti sui quali i “Duplicati” vivono) bisogna interrogare alieni, elargire favori, fare il doppio gioco … lavorare d’astuzia, insomma, proprio come ci si aspetterebbe da un’avventura grafica.

Il “piccolo” Small Yoko, del pianeta Bow Bow

Ad ogni modo, rigiocandolo oggi, con tanto di soluzione, sono arrivato alla conclusione che con ogni probabilità non sarei riuscito a finirlo. Soprattutto perché per ottenere una fondamentale informazione, verso la fine del gioco, ho dovuto sparare una frase quasi completamente a caso per riuscire ad estorcere coordinate dal pacifico Small Yoko del pianeta BowBow. Se non avessi letto la soluzione, probabilmente mi sarei stancato di interrogare Yoko, credendolo inutile al fine della ricerca. E invece ….

LE TETTE E LA CONCLUSIONE DEL GIOCO

Insomma … se vi è venuta voglia di giocarci interrompete qui la lettura, perché verrà in pratica descritto il finale del gioco. Parliamo finalmente della questione tette. Una volta rintracciati ed eliminati i cinque cloni potrete coronare la vostra storia d’amore con la bella aliena TORKA. Basterà tele-trasportarla a bordo della vostra astronave per trovarvela semi nuda e dichiaratamente disponibile dal punto di vista sessuale. Ora, il punto è che Torka è SEMI nuda solo se avete un Commodore 64 o un PC. Perché se avete ad esempio Amiga 500 o Atari St … Torka è completamente nuda. 

Ecco come vi apparirà Torka se avete (o se avevate) un PC con scheda grafica EGA:

Torka nella versione EGA ha il reggiseno

Stesso amaro destino per i possessori di Commodore 64:

Torka, versione Commodore 64

Questo era invece quello che si trovavano di fronte neo-adolescenti possessori di un Amiga 500 o di un Atari ST:

Una Torka tutta ignuda sul Commodore Amiga 500

Addirittura anche lo ZX SPECTRUM poteva godere di una Torka tutta nuda … solo che sembra davvero essere un attempato mignottone

Torka a zinne al vento sullo ZX Spectrum
Torka l’attempato mignottone in un raro momento di relax

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