Addio Olivetti!

E niente. Un altro piccolo pezzo del passato è morto. Ha provato ad aggrapparsi alla vita per diverso tempo (a quanto pare) ma non ce l’ha fatta ed ha dovuto fare i conti con l’odierna modernità. Quella che per me è stata la storica Olivetti di Collegno (Torino) di Via De Amicis ha chiuso i battenti.

Ogni fine estate, prima di ricominciare la scuola (elementare), passavo un paio di settimane dagli zii a Torino. Li mio cugino aveva un fighissimo Commodore 64! (Poi Commodore 128, ma si andava sempre di “GO 64”). Ora, chi ha avuto la (s)fortuna di avere invece un OLIVETTI PC128, sa benissimo che trovare giochi per il nostro computer era piuttosto difficile. Caso volle che proprio a due passi dall’allora casa degli zii (nella foto è addirittura il palazzo a destra) ci fosse un negozio OLIVETTI. Addirittura si poteva osservarlo direttamente dal balcone di casa, anche se la vetrina più interessante era dietro l’angolo. La sua insegna era di quelle classiche anni 80: scritta arrotondata verde, logo verde con cuneo viola sulla O maiuscola. La vetrina più interessante era tale perché esponeva molti titoli del nostro raro computer e sin dai primi giorni andavo la a guardare e riguardare ben consapevole che uno tra quelli sarebbe stato mio entro qualche giorno. Aspettavo infatti gli ultimi giorni prima di andare li con i soldi ricevuti in dote prima della partenza (o magari altre volte erano gli zii a regalarmi una “cassetta”) perché l’attesa rendeva la mini-vacanza personalmente più godibile. Li dentro acquistai titoli come Super Tennis, Super Flippard, Intrigo a Parigi e probabilmente altri di cui ora non ho memoria.  Erano bellissime quelle confezioni, con illustrazioni e fotografie che davvero nulla avevano poi a che fare con la reale qualità del gioco e sebbene ne fossi più che conscio, tutte le volte ci cascavo. Una volta, grazie a queste fantastiche confezioni ebbi una stupenda litigata con mio cugino (che ricordo per l’ennesima volta era il fortunato ed invidiato possessore di C64). Lui, Luigi, probabilmente per provocarmi (ed anche un po’ a ragione) sosteneva che i videogiochi per il mio Olivetti 128 non valessero nulla e che il prezzo (alto) del prodotto non fosse dovuto a null’altro che alla confezione. Ammetto che lui avesse molti meno giochi originali, quindi forse a parlare era anche l’invidia di un bambino ma andiamo!

Foto di Roberto Ceccherini nella pagina FB “Olivetti PC128 e Mondo Olivetti Prodest”

Non era forse logico che un possessore di Commodore 64 avesse molte più possibilità e probabilità di avere copie pirata rispetto ad uno sfortunato utente di Olivetti Prodest Pc128? In seguito ebbi anche io un paio di copie pirata ad ogni modo! Insomma ad un certo punto della nostra furibonda litigata pre-nanna, Luigi commise un grave, gravissimo passo falso. Passò a denigrare le confezioni dei giochi Olivetti. Proprio quelle che fino a qualche minuto prima erano causa di un prezzo tanto gonfiato rispetto alla qualità del gioco stesso. Mio cugino se ne uscì con la frase che lo condannò alla sconfitta verbale. Disse: «Quelle confezioni che non valgono niente!» e da li passai dal tema informatico al tema “stupidità” nel giro di un attimo. Mio cugino si vendicò (credo, immagino!) uno o due anni dopo, quando mi disse che con INTRIGO A PARIGI il mio computer avrebbe parlato. Stavolta sono stato io lo stupido, perché gli credetti. Come poteva lui mai sapere che un computer tanto distante dalla bocca della gente avrebbe davvero parlato, in italiano, per giunta? Fatta eccezione per questo, ad oggi, giustissimo interrogativo, ci cascai probabilmente perché avevo già scoperto con SUPER TENNIS che il PC128, in realtà era in grado di produrre voce sintetizzata, come già scrissi IN QUESTO POST. Non vi sto poi a raccontare la delusione eh.

Ricordo “Bonus Track”: Cercare di caricare i giochi dell’Olivetti 128 sul Commodore 128 perché era comunque “128”

Insomma …anche per questo Torino (e Collegno, ovviamente) sono città alle quali rimango affezionato e che per un motivo o un altro non riesco più a visitare ormai da anni. Ieri sera ho deciso quindi di fare una passeggiata virtuale con Google Street View in quei luoghi e scopro che quella mitica OLIVETTI non c’è più. Al giugno del 2018 la sua insegna è stata rimossa e a quanto pare ora campeggia solo una lunga striscia di colore marrone. A testimonianza dell’antica presenza solo una moderna “O” di Olivetti posta come vetrofania. La vetrina di mio interesse era la prima a sinistra, ma l’ingresso era subito all’entrata del porticato. Già l’anno scorso avevo fatto un’altra nostalgica passeggiata virtuale e trovare il negozio cambiato, con una insegna moderna mi aveva un po’ scosso. Tuttavia era sempre OLIVETTI, forse nella sua gestione si saranno susseguiti diversi titolari ma era pur sempre un negozio Olivetti. L’aggiornamento di Google Street View mostra il negozio ancora aperto, o meglio, le serrande sono abbassate ma non è possibile stabilire l’ora in cui la foto è stata scattata, o meglio si potrebbe eseguendo complicati calcoli dall’ombra ma mi ci vedete a farlo? Eh no! Sta di fatto che quel negozio è andato. Più tardi negli anni, quando passai al PC, il negozio delle meraviglie era ALEX che ci si arrivava a piedi o con il 33. Eppure, sotto quel porticato, tra via De Amicis e Corso Francia c’era un’altro, piccolo negozio di computer. È chiuso anche lui, da tempo. Non ricordo il nome, però. Sempre nel mio virtual peregrinare ho scoperto che anche la CRAI è chiusa. Sarà un mesto ritorno il mio prossimo (si spera) in quei luoghi. Un salto da ALEX però è necessario!

Che bello il palazzo con gli Oblò della Alex!

 

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