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Com’è cominciata. Parte ZERO. Gli LCD

Scritto da Dostalgia


Dopo aver pubblicato la “Parte Uno”, mi è tornato in mente che in realtà, l’inizio  della storia poteva datarsi ancora più in dietro nel tempo. Ancor prima del Mattel Intellivision, sempre mio padre, il navigante, mi portò dai suoi viaggi un aggeggio tascabile, e qualche tempo dopo anche un aggeggio un po’ meno tascabile.

Snoopy TennisSi parla di Snoopy Tennis, facente parte della serie “Game & Watch”. I Game & Watch erano una serie di giochi elettronici portatili della grandezza di una calcolatrice, dotati di schermo LCD dove una serie di figure pre-impostate si accendevano al momento opportuno per creare l’azione di gioco. Non era possibile giocare a Snoopy Tennis al buio, dato che il gioco era privo di retro-illuminazione. Ricordo la bambina vicina di casa che una volta mi aveva quasi convinto a lanciarglielo dal balcone distante un paio di metri dal suo e anche non perfettamente allineati. QUASI convinto, chissà quale lampo di saggezza ha impedito ad un bambino di tre o quattro anni di lanciarglielo sul serio. Altro ricordo è che i miei, lo chiamavano “Scacciapensieri”. Lo scopo del gioco era impersonare Snoopy e respingere tutte le palle lanciate da avversari che comparivano in svariate posizioni. Le posizioni per ricevere la pallina dagli avversari erano soltanto 3: alto, medio, e basso. La difficoltà del gioco era star dietro alla velocità crescente e all’imprevedibilità della direzione che avrebbe preso la pallina.

nintendo-tabletop-donkey-kong-jrSullo stesso concetto, ricevetti anche “Donkey Kong Jr.” che però era più ingombrante, ricalcando la forme di un “Coin-Op”. Questo quindi non faceva parte della serie “Widescreen” come il precedente, ma della “TableTop” che per giocarci doveva rimanere, appunto, poggiato su un tavolo. Questa volta il gioco era retroilluminato, ma naturalmente. Intendo dire … dalla luce proveniente dalla stanza. Una piccola finestrella sulla cima del monitor provvedeva ad illuminare lo scermo LCD (a colori), che veniva poi riflesso nella direzione giusta grazie ad uno specchio all’interno del piccolo cabinato. Altro piccolo “videogame” dell’infanzia è stato un orologio di mio zio. Un casio GD-8 car race. Ricordo le litigate con mio cugino (che ad essere onesti, avrebbe avuto maggior diritto) a chi doveva giocarci, e ricordo anche mio zio (Sant’uomo) spesso frustrato o semi incazzato dal fatto che il suo orologio fosse tra le mani di bambini. Lui ci diceva che temeva per la durata della batteria, ma io credo che potesse anche trattarsi di sfiducia nei nostri confronti, ed oggi che penso di avere più o meno la sua età di allora (probabilmente di più) allora mi rendo conto che la cosa doveva essere abbastanza stressante.

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